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♪ Bologna è una regola - Luca Carboni
Me lo ricordo bene quel primo gennaio 2018. Appena salita sul taxi per andare via da Bologna era cominciata, alla radio, la canzone “Bologna è una regola” di Luca Carboni.
Carboni, non mi ha mai detto niente, non ho mai apprezzato nulla di suo. Scusa Luca, non è una critica, ma solo un dato di fatto: io e te non siamo compatibili. Anche se, devo ammetterlo, quella canzone che ascoltavo per la prima volta, proprio nel luogo di cui parlava, era semplicemente perfetta e sembrava fosse stata mandata in onda appena in tempo per me, perché io la sentissi. E se così non fosse, beh…mi piace crederlo. Insomma, non direi che le possibilità di beccarla a Bologna siano poche, ma sono convinta che quel testo e quella musica, in quei brevi minuti di taxi, abbiano fatto da perfetta colonna sonora alle strade vuote, il sonno sugli sguardi dei passeggeri degli autobus, i passeggianti di ritorno a casa. Tutti ancora semi addormentati, persino i rumori assordanti della carrozzeria dei mezzi sui ciottoli sembravano venire attutiti dalla calma generata dal precedente caos di fine anno. Chissà. Immagino un big bang alternativo: un grosso boato, caos, esplosioni, meteore, fuoco e fiamme seguite da un profondo silenzio…e poi parte: “E questo, cari ascoltatori, era Luca Carboni con Bologna è una regola! Sono le 8:30 del primo gennaio 2018 e il mondo è appena nato. Restate sintonizzati con noi di RadioSpazio, a breve le prime notizie su…”
In ogni caso, quest’anno hanno messo il testo di Bologna é una regola per tutta via indipendenza.
Ma che coincidenza, ho pensato.
Anche perché, ultimamente, la dico forte, ho estremamente odiato Bologna.
Mi ha dato fastidio, mi ha fatta innervosire, mi ha fatta arrabbiare! I motivi sono tanti e no, non sono solo i gonfiabili a forma di pane integrale in Piazza Maggiore, ma anche qualcosa di più profondo e meno inquietante.
C’è da sapere che quel primo gennaio 2018 io mi innamorai follemente di Bologna, tanto folgorata da mettermi, non il prosciutto, non il salame ma la mortadella sugli occhi e ne sono stata così innamorata che alla fine, inevitabilmente, mi ha delusa.
L’avevo vista con i bruchi e le farfalle che, nel mio stomaco, facevano tanto subbuglio da non farmi rendere conto di tutti i suoi terribili difetti. Solo che poi, lentamente, questi piccoli insetti hanno mangiato tutta la mortadella che mi era finita sugli occhi e io ho visto la vera faccia che si nascondeva dietro questo dodecaedro.
Anzitutto l’aria è così umida che ho dovuto cominciare a comprare un sacco di cappelli alla Valigeria Cremonini in via d’Azeglio, ci sono così tanti cagnolini in giro che molte vie puzzano di territorio marcato e crocchette, la frequenza di cantieri è così elevata che ho dovuto imparare a essere paziente, braccia conserte dietro la schiena, e osservare i lavori in corso come farebbe un vero umarell!
E invece, quel giorno di sette anni fa, come fosse la mia prima cotta, mi sono illusa che Bologna fosse la migliore città che io avessi mai visto.
Sono partita da Bologna tante volte con il treno e sempre non vedevo l’ora di tornare a quella che ho scelto di chiamare casa, perciò Strano, mi sono detta, ora non la sopporto più, che faccio?
Forse devo andare via un’altra volta, lasciare quei pochi amici che mi sono fatta qui, cambiare aria e pure cappello.
Ma poi è apparsa, a tre anni esatti dal mio trasferimento qui, l’unica canzone di Luca Carboni che io avessi mai davvero apprezzato e ho capito, si. Ho sentito quell’oscuro presagio farsi spazio nelle mie tasche e mordermi le dita delle mani gelate.
Ho avuto la terribile conferma che sospettavo, più terribile del mio non-rapporto con Luca Carboni e il pane integrale in Piazza Maggiore: é finito il periodo in cui sono stata innamorata di Bologna.
Finito, dissolto. E io mi sono svegliata da un lungo sonno che mi ha tenuta intrappolata in una gabbia luccicante, bellissima si, ma pur sempre una gabbia.
No, seriamente. E ora che faccio?
“Ma non ho capito come si fa, come si fa” direbbe Luca e per la seconda volta mi trovo d’accordo con lui. Forse è proprio quando non si capisce come si fa che non ci rimane altro che un puro sentire. E in effetti adesso sento, verso questa città, un profondo amore. Io la amo.
Forse come conseguenza di quel misterioso big bang del 2018, come quando muore una stella ma noi la vediamo esplodere miliardi di anni luce dopo, come un perfetto sistema binario io e Bologna ci siamo avvicinate, abbiamo interagito orbitando attorno a un centro di massa comune e, infine, ci siamo trasformate a vicenda... è proprio questo il risultato di un grande amore: la trasformazione.
Ne riconosco ogni difetto, ogni lugubre angolo, ogni rosso muro.
La amo perché, in fondo, ci somigliamo.
Quindi che bello che forse Bologna è una regola e la regola è che l’amore comincia davvero quando l’innamoramento si affievolisce, lasciandoci, così, una delle più belle libertà e possibilità che possiamo avere: quella di innamorarci per sempre della stessa cosa, città, panorama, persona.
Innamorarci ancora e ancora di ciò che abbiamo l’ingenua e innocente presunzione di conoscere a fondo ma che in verità nasconde infinite sfumature, come noi, come l’altro di fronte a noi.
Ahhh, tiro un sospiro, mi sono innamorata di nuovo.
Ciao nomade del mondo,
se hai avuto la pazienza di leggere fin qui ti ringrazio di cuore. Non ci sarà nessuna poesia questo mese ma volevo esserci, a modo mio, con la newsletter.
Anche tu, se vorrai, potrai condividere i tuoi pensieri sul luogo in cui vivi. Hai mai avuto un’esperienza simile alla mia? Ti è capitato di perdere l’entusiasmo per qualcosa e poi ritrovarlo? Che cosa ti ha riportato ad amare qualcosa? Lo puoi scrivere nella sezione DOVE SEI del sito, come sempre, sarebbe un bellissimo regalo per tutti!
Potresti anche condividere una foto della città scattata da te!
Ti auguro davvero un felice Natale, che tu possa avere sempre la possibilità di amare oltre l’innamoramento, che tu possa trovare immensi luoghi dentro di te e in chi ti circonda.
Gio




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