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♪ Wait – M83


Ciao nomade del mondo,

è passato tanto tempo dall’ultima volta che ti ho scritto.

Solo oggi, che ho deciso di riprendere con la newsletter, arrivo a una leggera considerazione: ora che piove, viene quasi da chiedersi se non sia l’accorciarsi delle giornate a spingerci verso un raccoglimento, una sorta di letargo interiore. Non nel quale dormiamo veramente ma nel quale sentiamo la necessità di dirigerci verso un intimo nido, un luogo dove possiamo riconoscerci e riconciliarci con noi stessi, invitando, di tanto in tanto, le persone a noi vicine.

 

La poesia che ti propongo oggi è già presente sul sito, forse l’avrai letta.

 

Se è vero che la brevità delle giornate significa più oscurità, allora tieni presente che le parole che userò oggi saranno turgide come nuvole colme d’acqua, a sintomo di un bel temporale. E seppure tenterò di conservare un atteggiamento distaccato, non vorrei nemmeno negare che – ancora una volta – quel vissuto mi ha portata qui. Così, io spero tu possa intravedere quel bagliore che vedevo io in quei giorni, nonostante la sofferenza e il rancore che mi abitavano.

 

Almeno per poche righe, vorrei risparmiarti dal toccare argomenti troppo intricati e profondi. Ma intanto, saperti qui con me a leggere quello che scrivo, è un piccolo traguardo, forse anche guidato da una minuscola dose di egoismo.

Quello che ti porto oggi è un angolo della mia vita che vorrei servisse, se non a te, almeno a me, a ricordarmi che c’è una voce interiore cristallina che parla con forte lucidità e che non può mentire perché non è comandata dalla voce angosciante e spezzata della paura, o comunque di quella parte di noi che ci spinge a un qualsiasi atto di auto sabotaggio.

 

Voglio ripercorrere quei sentimenti bui, donarteli perché tu possa donarmi i tuoi e insieme cucire un meraviglioso telo sul quale stenderci e finalmente, al momento giusto, rotolare giù dalla collina.

 

Riguardando indietro al periodo in cui ho scritto questa poesia, mi arriva un’immagine molto macabra: un volto colmo di spilli neri, sanguinanti.

​

Qualche anno fa, mi sono sentita spesso dire che non avrei dovuto dedicare il mio tempo ad altre passioni che ho, oltre la musica e il canto. E ogni qualvolta cominciavo un nuovo progetto sentendomi entusiasta e piena di vita, la persona che pensavo fosse davvero al mio fianco smorzava tutto. Mi diceva che il mio era tempo perso e che niente di tutto ciò mi avrebbe portata da qualche parte.

Io ero lontana da me e da Dio, e credevo anche solo in parte a quelle parole. Eppure si sbagliava.

 

Il potersi avviare verso una scoperta di noi, con qualsiasi atto creativo o ri-creativo (che non riguarda solo l’arte, sia chiaro) porterà eccome da qualche parte e sarà il più bel viaggio che un individuo possa intraprendere: il viaggio dentro.

Per rapportarsi in intimità con quella persona con la quale si ha a che fare ogni singolo momento, conoscerla, entrarci in un sano conflitto, amarla.

Riesci a cogliere le tue infinità interiori?

 

A quei tempi, ancora non avevo consapevolezza di ciò, e forse solo adesso ho cominciato a percepire davvero tutte quelle mie sfumature.

Mi riservo di navigare nel mistero, con una barchetta scassata che viene spinta da un vento sicuro. Mi affido. Ci provo.

Vorrei avere la stessa fede di Teresa d’Avila quando sfidò - ridendo – l’inquisizione, dicendo: “Ci brucino pure tutte per il Cristo, padre! Ma non tema: in materia di fede, nessuna di noi peccherà, per la volontà di Dio; piuttosto morire mille morti”. Questo è solo in parte un atto di coraggio di Teresa nel proseguire per la strada indicatole da quella limpida Voce. E io spero tu possa guardare a questo personaggio che è entrato a far parte della religione come un elemento che invece ci va oltre.

Come una testimonianza dell’Infinito. Un infinito presente in ognuno di noi.

 

Se anche tu, ascoltando la Verità dentro di te hai intrapreso almeno in parte il coraggioso e intricato viaggio, allora hai certamente sperimentato l’intenso sgorgare di colori. So che spesso è stato terrificante., ma c’è chi sta peggio di coloro che soffrono in nome dell’Amore e, sembra impossibile, mi rendo conto, ma esistono persone così tanto logiche e mentali da arrivare persino ad affermare che un colore possa essere finto. Incredibile, vero? Vorrei che nessuno dei miei lettori fosse tanto rigido da poter pensare una cosa simile, perché altrimenti consiglierei due cose: la prima sarebbe spingere ad allontanarsi da questo spazio, ma la seconda, forse più amorevole (seppur ricca di presunzione, come se dovessi insegnare qualcosa a qualcuno), sarebbe l’invito a rimanere qui in mezzo al grande mare con noi e aprirsi, con gentilezza.

Lo inviterei a togliersi quegli scuri occhiali, perché non si vede bene che con il cuore. E questo non lo dico certamente io.

 

Detto ciò, questa poesia, seppur ricca di risentimento, arriva da lontano per ricordarci il pungolo degli spilli, certo, ma perché possiamo trovare la volontà di tirarli via, delicatamente, uno ad uno, nella più totale fiducia. Svuotarci dal conflitto che si prende spazio dentro di noi e poterci esprimere nella Verità.

 

Comunque, se te lo stessi chiedendo, la mia risposta è stata: “Io mi vesto dei colori dei fiori”.

Profondi, vivi, che sbocciano anche solo per un attimo ma si abbandonano al momento presente.

E tu, te la senti di condividere la tua storia con tutti noi?

C’è una frase che ti ha ferito e allo stesso tempo ti ha fatto viaggiare dentro di te?

 

Gio

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